Impianto elettrico a norma: tutti i requisiti da rispettare

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Sommario Impianto elettrico a norma: quali sono i requisiti che per legge un impianto elettrico deve rispettare per essere considerato a norma? Qui l’elenco completo.

impianto elettricoL’impianto elettrico è tra le componenti più importanti della casa e, al contempo, anche una delle maggiori fonti di rischio. E’ per questo che capire cosa rende un impianto elettrico a norma, conoscendo gli aspetti che ne regolano la progettazione e tutto il ciclo di vita, vi aiuta a essere utenti consapevoli. Nel dettaglio, vi permette di valutare il grado di sicurezza di un impianto già installato e anche di capire come comportarvi in caso abbiate a che fare con un nuovo del tutto nuovo.

Essendo un tema legato alla sicurezza, è necessario partire dalle basi, ossia dalla progettazione.

Impianto elettrico a norma: la progettazione

Come si deve progettare un impianto elettrico affinché sia davvero a norma di legge?

Quando si tratta di una nuova realizzazione, la prima cosa da fare è la progettazione dell’impianto elettrico. Il progetto va eseguito da personale esperto che, attraverso la planimetria della casa, valuta la struttura adatta dell’impianto elettrico coniugando le esigenze della famiglia, la disposizione dell’arredamento nella casa, i punti ottimali per installare gli elettrodomestici e la distribuzione uniforme delle prese di corrente.

Il professionista redige in tutto tre documenti:

  1. lo schema elettrico: un elaborato grafico che illustra le componenti elettriche dell’impianto e i percorsi dei collegamenti
  2. il computo metrico: un documento con la stima del prezzo dei lavori per l’impianto, che ne specifica tipo e costi dei materiali, dei dispositivi e della manodopera
  3. la dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico (a lavoro eseguito): questa certifica che l’impianto è stato realizzato secondo le norme tecniche e a regola d’arte. È l’unico che attesti la conformità alle norme vigenti, che adesso andiamo a vedere.

Impianto elettrico a norma: il quadro normativo

Normative impianti elettrici: nuove norme sono state emanate dal CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) e il quadro legislativo di riferimento in vigore è composto:

  • dal DM 22/01/2008 n. 37
  • e dalla norma CEI 64-8 (norma impianto elettrico)

Soprattutto quest’ultima rappresenta un’importante evoluzione del concetto di impianto elettrico. Questo – infatti – oltre a dover essere sicuro, è chiamato a garantire standard minimi di prestazioni in termini di funzioni, usabilità e fruibilità.

Entriamo nel dettaglio delle due norme citate.

Il Decreto Ministeriale 22/01/2008 n° 37 (e la legge del 1990)

Facendo un passo indietro, è nel 1990 che è stato introdotto un primo sistema di regole sull’installazione, la progettazione e la certificazione degli impianti elettrici per un utilizzo sicuro dell’energia elettrica.

Queste le principali disposizioni:

  • obbligo dell’abilitazione a operare sugli impianti (quindi solo installatori qualificati e professionisti abilitati)
  • obbligo di una dichiarazione di conformità da rilasciare al termine dei lavori
  • obbligo di adeguare gli impianti già esistenti con alcune dotazioni minime di sicurezza come l’interruttore differenziale e il dispositivo di protezione dalle sovracorrenti

Nel corso del 2008, il Decreto Ministeriale DM 37/08 ha sostituito la legge del 1990, introducendo alcune importanti modifiche.

In particolare ha assegnato al proprietario dell’impianto, l’obbligo di adottare le misure necessarie per conservare le caratteristiche di sicurezza, tenendo conto delle istruzioni per l’uso e la manutenzione predisposte dall’impresa installatrice.

Il principale riferimento normativo per tutti coloro che operano sugli impianti elettrici di bassa tensione rimane però la norma CEI 64-8.

La norma CEI 64-8

La norma CEI è il principale riferimento normativo, ad oggi infclusiva della sua variante V3.

Questa si riferisce agli impianti elettrici in bassa tensione a corrente continua e alternata (non superiore a 1.000 V in corrente alternata e a 1.500 V in corrente continua).

cambiare fornitoreL’integrazione della norma ha definito una nuova classificazione di impianto elettrico (per il settore residenziale). Si è trattato di un importante passo verso la definizione di uno standard di qualità degli immobili, in cui tutte le componenti (impianto elettrico compreso), devono soddisfare certi criteri di sicurezza, sostenibilità ambientale, usabilità e fruibilità.

Definite le norme al momento vigenti, vi segnaliamo qui la sezione dedicata sul sito ARERA e proseguiamo parlando dell’applicazione delle norme appena citate.

Impianto elettrico applicazione delle norme

L’applicazione delle norme di un impianto elettrico riguarda:

  • gli impianti nuovi (a eccezione degli impianti negli edifici pregevoli per arte e storia) del settore residenziale. Le norme riguardano quindi tutti gli impianti elettrici di unità immobiliari a uso residenziale situate all’interno dei condomini o poste entro unità abitative mono o plurifamiliari (ad esempio ville, villette).
  • le ristrutturazioni e i rifacimenti completi di impianti elettrici esistenti, eseguiti in occasione di ristrutturazioni edili dell’unità immobiliare.

Il quadro normativo – inoltre – prevede che gli impianti elettrici si vadano a collocare su diversi livelli qualitativi. Entriamo ora nel dettaglio.

Impianto elettrico a norma: i tre livelli qualitativi di un impianto

Parliamo ora di sicurezza e di livelli qualitativi (cosa rende un impianto a norma, passando per vari step).

Per essere a norma, un impianto elettrico deve essere dimensionato in potenza:

  • fino a 3 kW in per superfici fino a 75 metri quadri
  • e 6 kW per le altre

La protezione differenziale:

Importante è poi la protezione differenziale, per cui devono essere installati 2 interruttori che garantiscano la continuità di servizio. Infatti, in un impianto elettrico a norma, la linea dei grandi elettrodomestici deve essere diversa da quella per le luci e per le prese di più comune utilizzo.

Questi i livelli crescenti previsti:

  1. Livello 1: il livello 1 corrisponde al requisito minimo di sicurezza. Cosa vuol dire? Questo prevede un numero minimo di punti luce e di prese elettriche, che varia in base alla superficie dei locali interessati. La norma poi definisce anche i parametri da rispettare per la collocazione delle prese elettriche: generalmente una presa va sempre messa accanto alla porta di accesso al locale. Gli altri punti vanno distribuiti uniformemente lungo le pareti in modo da non disturbare rispetto al posizionamento della mobilia. Per il bagno è prevista l’installazione di almeno di due punti luce e due prese elettriche, che includono una o più prese del tipo schuko (richieste dagli elettrodomestici come la lavatrice). Discorso simile per la cucina, dove il numero minimo di punti presa è fissato a due.
  2. Livello 2: il livello 2 degli impianti elettrici a norma equivale allo standard degli impianti residenziali moderni, sia in termini di fruibilità e comfort, che di sicurezza. Questo livello prevede tutti i punti del livello 1 più l’installazione di un sistema di controllo dei carichi, pensato per evitare improvvisi salti di corrente in casi di emergenza o sovraccarico (se per esempio si dovessero superare le soglie).
  3. Livello 3: si tratta dell’ultimo livello che raggiunge la qualità massima, definita anche domotica. Un impianto elettrico domotico ha la peculiarità di saper gestire almeno quattro delle seguenti funzionalità: impianto di sorveglianza antintrusione, controllo dei carichi (come nel livello 2), gestione della temperatura, automazione delle serrande, controllo remoto via mobile, impianto hi-fi diffuso, sistema rilevazione fumi e/o gas.

Vi chiederete, arrivati a questo punto, qual è il costo di un impianto elettrico casa a norma.

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Info

Impianto elettrico a norma: costo

Prima di parlare del costo di un impianto elettrico, bisogna fare una premessa e ricordare che un lavoro di questo tipo costituisce un vero e proprio investimento di lungo termine.

E’ quindi bene evitare improvvisazioni, come anche di risparmiare per poi dover intervenire in un secondo momento. Indispensabile è quindi affidarsi a tecnici specializzati, scegliendo il giusto esperto e chiedendo, magari, più di un preventivo per fare un giusto raffronto.

Facendo una rapida analisi dei costi da sostenere – in media – per realizzare l’impianto elettrico a norma, dovreste considerare di spendere all’incirca 50-60€ per punto luce. Per avere un’idea più chiara, un appartamento di 75 mq dovrebbe comprendere 50 punti luce, quindi il costo totale si aggirerebbe intorno ai 2.500-3.000€.

La buona notizia arriva dalle detrazioni fiscali previste.

Scopri tutto quello che c’è da sapere sulla luce ad alta tensione.

Impianto elettrico a norma: detrazioni fiscali 2020

Quando si parla di impianto elettrico domestico a norma è immediato pensare non solo ai costi, ma anche alle detrazioni fiscali.

La sostituzione dell’impianto elettrico, con la messa a norma dello stesso, rientra infatti nelle detrazioni del Bonus Ristrutturazioni, confermato in legge di bilancio fino al 31 dicembre 2019. Le detrazioni Irpef previste:

  • sono del 50% dei costi sostenuti per gli interventi di ristrutturazione.
  • La detrazione deve essere fruita in 10 quote annuali dello stesso importo
  • è applicata a un costo massimo di 96.000 euro.

Detrazione impianto elettrico:

Anche per l’anno solare 2020 il Governo ha esteso la possibilità della detrazione impianto elettrico: un’opportunità che consente di ridurre il carico fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. In sostanza si può detrarre in dichiarazione fino ad un massimo di €48.000 (50% di 96.000).

Queste le modalità di pagamento previste per chi ne vuole usufruire.

Detrazioni fiscali e modalità di pagamento

Requisito fondamentale è che i pagamenti vengano effettuati mediante un bonifico parlante, postale o bancario. Questo significa che sul bonifico siete tenuti a specificare le informazioni e i dati qui di seguito elencati:

  • la causale del versamento, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del Dpr 917/1986)
  • il codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento
  • gli estremi della fattura (numero e data)

Non è assolutamente consentito il pagamento in contanti: tale modalità non consentirà di beneficiare del Bonus. 

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Info

Aggiornato su 14 Set, 2021

redaction La redazione di Prontobolletta
Redactor

Carolina D.

Redattrice

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